Auto veloci e inseguimenti in area padana: il rischio è alto

Il rischio è alto in area padana. Le recenti notizie sulle frenetiche ricerche di autovetture di grossa cilindrata che scorrazzano nelle strade della Lombardia e, soprattutto, del Veneto, sottraendosi alle forze di Polizia, debbono fare riflettere.

Partiamo dalla considerazione che episodi del genere si ripetono soprattutto nel Nord Est almeno dagli anni ’80 e che, quindi, non stiamo scoprendo l’acqua calda.
Però negli ultimi anni è fortemente variato il contesto geografico criminale, con l’intera Europa in forte difficoltà nella gestione di massicci flussi migratori e una conseguente espansione di nuovi traffici criminali a cavallo della rotta balcanica, certo non prerogativa della sola criminalità italiana.

AudiGialla

L’Audi gialla ricercata dalle forze di Polizia

Peraltro già dagli anni ’90, con la caduta della cortina di ferro, tra criminalità triveneta e mondo slavo esiste un consolidato legame.
Nel contempo, la necessità di fronteggiare (a fatica) i nuovi fenomeni ha ridotto il già non sufficiente controllo del territorio da parte delle forze di Polizia lungo le arterie stradali della Pianura Padana.
In questo quadro, dal 16 gennaio in poi, l’attenzione dei media si è appuntata su tre autovetture rubate di grossa cilindrata e utilizzate da alcuni delinquenti per compiere razzie di ogni genere tra Lombardia e Veneto.
Non è ancora chiaro se si tratti dello stesso gruppo e/o si sia verificata una “osmosi” tra mezzi e persone coinvolte, ovvero siano episodi indipendenti tra loro.
Va però detto che l’azione dei predatori in molti casi è stata plateale e si intuisce un segnale di “sfida” allo Stato e alle istituzioni da parte di chi (ci riferiamo alla “Audi gialla”) si permette di trascorrere tratti autostradali contromano, permanere per lungo periodo nelle stesse zone dove sono state attivate le ricerche e quasi provocare la Polizia Stradale.
Questi soggetti sembrano essere quasi del tutto indifferenti alle ricerche dei Carabinieri e della Polizia.
Va anche approfondita la ragione per la quale questi mezzi siano stati sottratti. Sicuramente sia per la “Audi gialla” (arco di avvenimenti tra il 16 e il 26 gennaio scorso), che per la BMW serie 5 station wagon (tra il 13 gennaio e il 4 febbraio), non sono note le conseguenze, se non l’avere fatto impazzire le forze di Polizia della Lombardia e del Veneto.
E’ invece certo che la BMW serie 535 D (rubata a novembre 2015 e riapparsta tra il 5 e il 6 febbraio) fosse utilizzata per gli assalti ai bancomat, posto che all’interno sono stati ritrovati esplosivo e tutte le attrezzature adatte a questo scopo. E’ emblematico, comunque, il fatto che nella vettura vi fossero esplosivo, un kalashnikov e due pistole.
E’ molto importante segnalare che:
tutte le vicende criminali hanno avuto origine in Lombardia (anche la BMW 535 D, che è stata rubata a Padova, recava targhe sottratte il 5 febbraio in provincia di Brescia);
esiste una evidente capacità logistica di ospitare i mezzi (si pensi alla 535D, rimasta celata per due-tre mesi, ma anche alla BMW SW Serie 5 non è stata ancora trovata, mentre il colore giallo dell’Audi col quale è iniziata la vicenza mediatica non passa certo inosservato…);
la principale zona di azione e dove sono stati intercettati e hanno operato i delinquenti è il Veneto (con l’eccezione della BMW, rubata a Milano e intercettata a Desio).
Il luogo dove è stata ritrovata l’Audi gialla (bruciata) è emblematico. Riese Pio X e le zone in Pianura Padana di confine tra la Marca Trevigiana (l’Asolano e la Castellana), la Provincia di Vicenza a Est (il Bassanese) e la Provincia di Padova a Nord (il Cittadellese) sono sede di numerosi accampamenti di giostrai nomadi (o semi-nomadi), dove è forte la presenza di ambienti legati alla criminalità. Non a caso le forze dell’Ordine hanno attivato controlli a tappeto: da questo punto di vista si tratta di un’area ad alto rischio.
Il tema dei giostrai è un argomento sul quale PRF è già intervenuta più volte, ma c’è una vicenda che riassume il modo di fare della criminalità legata alla conduzione di spettacoli sulla strada. Ecco cosa scrivevamo poco meno di un anno fa circa un grave incidente nel corso del quale due predatori erano rimasti uccisi al culmine di un inseguimento dei Carabinieri e le cui caratteristiche sembrano ricalcare le vicende che oggi analizziamo:

… nel mondo dei giostrai del Nord Est è spiccata l’abitudine a compiere atti provocatori, ancorchè praticamente manifesti … … Anche l’abitudine di utilizzare autovetture di grande cilindrata è altrettanto nota. … Di solito i malviventi studiano prima le loro prede, per poi prelevarle prima della notte brava.
Spesso si stipano in molti … perchè esiste una sorta di rito collettivo (la provocazione alle forze di Polizia e il successivo insegimento, con la dimostrazione dell’abilità dell’autista), che spesso sfocia nella beffa alle forze dell’Ordine, sia perchè i mezzi sono inferiori, sia perchè non è possibile rischiare la vita di innocenti in inseguimenti spericolati … durante i colpi i giostrai si coprivano le spalle con un Kalashnikov AK47, alla faccia di chi crede che il fenomeno dei bancomat sia si’ grave, ma limitato ai danni alle strutture e non alle persone …

E chiosavamo così:

si è conclusa la vicenda di una “batteria” di giostrai ma, ce lo aspettiamo, altre se ne formeranno (o si sono già formate) a breve.

Gardesana

Il predatore che ha faatto benzina sulla Gardesana

Le analogie sono impressionanti. E’ quindi attiva una batteria criminale di giostrai?
Approfondendo, molte caratteristiche del “modus operandi” adottato dai predatori corrispondono a quel profilo, ma ci sono due aspetti divergenti:
– il primo è l’origine dei fatti, che sono avvenuti in Lombardia e non in Veneto (anche se il furto della BMW 535 D è avvenuto a Padova);
– il secondo è che i volti dei predatori a bordo dell’Audi gialla, bene immortalati dalle telecamere di un distributore, non sono facilmente associabili alle schede segnaletiche di una stretta cerchia di soggetti criminali, tutti ben conosciuti, legati alla malavita giostraia.
Si è pensato, quindi, che si trattasse di slavi, anch’essi propensi a comportamenti aggressivi e manifesti. Non a caso le forze di Polizia hanno inizialmente concentrato le indagini verso ambienti extracomunitari, per poi scoprire che la traccia non era giusta.
Invece, è molto probabile che siano legati alla malavita giostraia gli occupanti sulla BMW 535 D. Non a caso uno di loro è stato immortalato dalle telecamere di un altro distributore con un passamontagna e un impermeabile addosso perché sapeva bene che sarebbe stato individuato. Ma veniva, certamente, da Brescia, dove sono state rubate le targhe.
Allora azzardiamo, chi sono questi soggetti? Noi di Prevenzione Rapine e Furti riteniamo attendibile l’ipotesi che si tratti di criminali legati alla malavita giostraia, che però hanno esteso il loro spazio di azione in termini geografici (comunque la Pianura Padana), ma anche differenziando il tipo di traffici (non individuati) ai quali sono dediti.
Una nuova tipologia di rischio, quindi. Si tratterebbe di un gruppo (non per forza una sola batteria), non composto esclusivamente dai personaggi legati alle tradizionali 7-8 famiglie “canoniche” del mondo dei giostrai, ma anche da soggetti di origine slava (come dicevamo, da molti anni in intensi rapporti e traffici originati dai conflitti della Ex Iugoslavia) e con i quali potrebbe essere stata saldata una alleanza di interessi.
Ma non solo interessi. Per chi ha investigato nel mondo della criminalità di origine goistraia, è noto il “patto di consanguineità” per il quale ci si sposa tutti all’interno della cerchia, ovvero si viene assorbiti. Pena l’esclusione e anche pesanti sanzioni che potrebbero portare a gravi violenze.
Come, quindi, si sarebbe potuto superare questo limite, tanto da creare un link tra malavita slava e giostrai?
Gli investigatori, al netto delle non sempre facili relazioni tra procure della Repubblica e forze di Polizia, hanno a disposizione un formidabile set di elementi identificativi, raccolti sia nell’abitacolo della BMW 535 D che in molte altre circostanze.

Riteniamo che i risultati non tarderanno a manifestarsi. Ma non basta.
Una indagine approfondita non dovrebbe disdegnare la ricostruzione delle relazioni e parentele relative alle famiglie di giostrai da sempre prossime agli ambienti criminali, esaminando la presenza di elementi nuovi e di origine balcanica, o slava, con i quali si fosse intessuta una relazione stabile, magari anche matrimoniale.
Non sappiamo, dunque, se PRF ha ragione o sbaglia. Ce lo diranno le indagini. Ma il rischio è quello della nascita di un nuovo gruppo criminale, bene armato e disposto a tutto, dotato di capacità organizzativa e logistica, sicuramente dedito ai bancomat ma in definitiva interessato a qualsivoglia affare criminale prevalentemente predatorio e in grado di imporre la legge del più forte nel territorio, soprattutto di notte.

E non si tratta di un rischio localizzato nel Lombarado-Veneto, ma il fenomeno potrebbe essere internazionale, con le conseguenze del caso.
Questa è la sfida, soprattutto in questi tempi difficili, che le forze di Polizia debbono raccogliere e vincere, per evitare il peggio e garantire il ritorno alla normalità.

Aldo Agostini, Responsabile editoriale di Prevenzione Rapine e Furti

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Pubblicato il: 9 febbraio 2016 alle 7:24 pm

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