Telecamere per i lavoratori: cambia poco ma stop ai fannulloni!

Finalmente sono stati pubblicati i nuovi Decreti Delegati sul Jobs Act, anche sul tema del controllo a distanza dei lavoratori. L’argomento, in materia di Security ma anche relativo ad altre materie (come le misure disciplinari per i fannulloni), riguarda soprattutto (non solo) l’intallazione di impianti con telecamere e, pertanto, lo riportiamo per intero.

In sintesi, vi anticipiamo che resta la necessità dell’accordo sindacale o dell’autorizzazione delle DTL, ma d’ora in poi gli accordi (che non sarà facile ottenere) potranno essere stipulati anche per finalità di controllo a distanza, anche (sembra) disciplinari. Pertanto il dipendente fannullone dovrebbe poter essere sanzionato se, nel quadro di esigenze organizzative del lavoro, venisse trovato a fare altro.

Inoltre, finalmente il controllo accessi e quello delle presenze è liberalizzato.

Droni&Privacy2015Web-5Resta obbligatorio, è chiaro, applicare la normativa sulla Privacy e informare i lavoratori (questo è forse il principale punto debole delle aziende).

Dal sito di Adeia Consulting, vi riportiamo un commento sulla materia:

Riforma controllo a distanza, eppur si muove!

Da ieri mattina, è disponibile sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri il testo del Decreto Legislativo (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) intitolato “Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” dove, all’art. 34, è prevista la riforma del famoso art. 4 dello Statuto dei Lavoratori sul controllo elettronico a distanza.

Se il vecchio principio della necessità di ottenere una autorizzazione o un accordo per installare le telecamere resta confermato, in realtà cambiano molte cose. Vediamo quali.

Per evitare di riproporvi più volte il testo del novellato art. 4, vi proponiamo, pertanto, un commento dopo ogni periodo.

ART. 4. Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo.

1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.

L’impianto del nuovo articolo cambia radicalmente il senso della norma sul c.d. “controllo a distanza”, perchè abroga il vecchio disposto del primo comma, che vietava il controllo a distanza dei lavoratori. La nuova normativa, invece, legittima la facoltà di effettuare il controllo a distanza, ma solo per le già note finalità (organizzative, produttive e di sicurezza sul lavoro), oltre alla nuova casistica della protezione del patrimonio aziendale.

MonitoringWeb1

Monitoraggio a distanza – Immagine sotto licenza Wikimedia Commons

Proprio su quest’ultima nuova voce si è appuntata la nostra attenzione. Infatti, era già pacifico che nelle finalità organizzative dovessero essere ricomprese quelle di “security”, ma l’introduzione della nuova categoria, pari rango, della protezione del patrimonio aziendale, sembra escludere qualsiasi altra necessità quali, ad esempio, quella della sicurezza anticrimine dei dipendenti. Altrimenti sembrerebbe che, per farla rientrare nei dettami normativi, tale strumento dovrebbe rientrare nella sicurezza sul lavoro, con la conseguenza che dovrebbe essere considerato un “dispositivo di protezione collettiva”, con tutti gli obblighi e le conseguenze del caso.

Aggiungiamo che il Garante della Privacy, nello specifico Provvedimento generale (par. 6.2.2) ha permesso l’effettuazione della videosorveglianza, senza il consenso dell’interessato, in casistiche più ampie delle categorie testè enunciate, quali quelle di raccogliere mezzi di prova o perseguire fini di tutela di persone rispetto a possibili aggressioni e altri reati contro il patrimonio (omettiamo altri aspetti). Come si potranno coordinare le due norme che intervengono su ambiti differenti (che, ricordiamo, sono entrambe collocate nel “dominio” della protezione dei dati personali – al riguardo si può leggere il quarto comma)? Infatti, una interpretazione restrittiva (teste d’uovo non mancano) potrebbe portare a sostenere che non ci sono più spazi per autorizzare finalità di security diverse da quelle di proteggere il patrimonio (sempre che i dipendenti diventino sic et simpliciter “patrimonio” dell’azienda, ma anche questo porterebbe a conseguenze aberranti).

Attenzione: la normativa riguarda qualsiasi impianto o “strumento”. In attesa delle conferme della giurisprudenza, è da ritenersi che gli strumenti possano anche essere dei software e non solo degli hardware, peraltro riguardanti una vasta gamma di soluzioni a partire dalle telecamere, passando per gli RFID, il GPS, e giungendo a molti altri sistemi di controllo, sempre a distanza.

Al netto delle perplessità enunciate sul concetto di “protezione del patrimonio”, resta il fatto che, da oggi in poi, sarà possibile stipulare accordi espliciti per il controllo dei lavoratori, ad esempio sull’utilizzazione della posta elettronica o del cellulare aziendale, quando le finalità enunciate giustifichino tale attività, compresa l’applicazione di sanzioni disciplinari.

Va sottolineato che l’accordo, già previsto in passato, può essere stipulato a livello aziendale o di ogni plesso, indipendentemente dalle caratteristiche delle OO.SS. che le compongono.

In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L’accordo, quindi, può essere stipulato anche regionale o pluriregionale, ma solo con le OO.SS. maggiormente rappresentative.

In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Finalmente è stato superato il vincolo provinciale, secondo la quale bisognava ottenere una autorizzazione differente per ogni Direzione Territoriale del Lavoro. Questo è un fatto molto positivo, ma c’è il rovescio della medaglia.

Infatti la nuova normativa prevede la diretta competenza del Ministero del Lavoro se sono interessate più provincie. Questo, secondo noi, si trasformerà in un boomerang. Purtroppo, infatti, siamo convinti che il Ministero del Lavoro non sia assolutamente attrezzato ad affrontare l’enorme quantità di istanze che dovranno essere presentate d’ora in poi.

Aggiungiamo che, se a non è sempre facile il rapporto con gli ispettori delle direzioni territoriali del Lavoro, la mentalità e la flemma ministeriale complicheranno quel rapporto, con un allungamento dei tempi non da poco.

Cosa farà il Ministero quendo si vedrà giungere le nuove istanze? Chiederà comunque, per posta (sic!), alle direzioni territoriali di effettuare un sopralluogo, in attesa di un esito per il quale, ai sensi della Legge 241/90, dovrebbe scattare dopo 30 giorni un silenzio assenso che quella Pubblica Amministrazione si è sempre rifiutata di avallare? Ci vorranno anni prima di diradare le nebbie.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

Questa è la disposizione più controversa della nuova normativa, che a noi, invece, sembra chiara. Consente, infatti, al datore di lavoro di assoggettare tutti gli accessi (è evidente che non sono solo quelli fisici, infatti la normativa si estende anche ai controlli telematici) e le presenze ai controlli a distanza, senza necessità di accordi o autorizzazioni. E’ importante ricordare, però, che rientrano nell’obbligo di accordo o autorizzazione tutti gli altri tipi di controlli, quali il monitoraggio a distanza delle e-mail, dei cellulari, app, ecc., sempre che siano comunque giustificati da esigenze organizzative, produttive, di sicurezza sul lavoro, ovvero di protezione degli asset.

Questo comma, inoltre, apre uno spiraglio rispetto all’annosa vicenda dell’identificazione certa di chi timbra il cartellino. Fino ad oggi, infatti, le DTL non consentivano le riprese dirette e/o associate alle operazioni di registrazione delle presenze e il Garante della Privacy sanzionava tale atteggiamento. Ma se le riprese costituissero strumento per rendere le prestazioni (quindi biometriche), esse non sarebbero illecite, anche se è noto che l’Autorità, fino ad oggi, non ha consentito l’impiego della biometria in questa materia.

Ma, aggiungiamo ancora, che il “rendere la prestazione” potrebbe essere un elemento composto da due momenti, cioè il “badggiare” il cartellino per registrare il passaggio, nonchè riprendere l’immagine (senza biometria) per attestare chi ha compiuto l’operazione. Questo potrebbe non essere considerato un controllo, quanto una semplice, ulteriore, attestazione dell’identità della persona. E’ un argomento sul quale è probabile che la giurisprudenza interverrà in futuro.

3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

Questa, a nostro avviso, è una norma inutile, ovvero addirittura fuorviante o ridondante, in quanto introduce un obbligo di informazione che potrebbe essere considerato differente da quello già previsto dall’art. 13 del Codice della Privacy. Se proprio fosse stato necessario, sarebbe bastato precisare che “resta ferma la normativa in materia di protezione dei dati personali”.

In ogni caso, ricordiamo ai lettori che il Garante, con le Linee Guida sulla posta elettronica e internet, aveva già fornito delle chiare indicazioni sul come comportarsi sui dipendenti, anche se, come ricordato, è ormai venuto a cadere il divieto generalizzato di controllo a distanza.

Ma che con il lungo elucubrare sul controllo a distanza, infine, la montagna abbia partorito un topolino, ne è riprova l’erronea formulazione del comma successivo, addirittura sbagliato nel numero che non è il 2, ma in realtà il 4 (peraltro, in fondo al terzo comma già commentato, sono presenti i due caratteri: ”., che dimostrano come l’articolo sia stato frettolosamente rimaneggiato).

2[4 – n.d.r.]. L’articolo 171 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, è sostituito dal seguente:
“ART. 171. Altre fattispecie.
1. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 113 e all’articolo 4, primo e secondo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, è punita con le sanzioni di cui all’articolo 38 della legge n. 300 del 1970.”.

A prescindere dalle osservazioni suesposte, tale quarto comma (non il numero due, come spiegato sopra) è tecnicamente corretto e risolve alcune questioni interpretative che avevano dato luogo a differenti interpretazioni delle procure e delle DTL. La violazione del novellato art. 4 dello Statuto dei Lavoratori resterà sanzionata con l’ammenda da 154 a 1.549 euro o l’arresto da 15 giorni a un anno. In pratica una sanzione economica di alcune centinaia di Euro.

Un ultimo argomento riguarda il permanere, o meno, dell’istituto dei c.d. “controlli difensivi”, introdotto dalla giurisprudenza, diretti a legittimare l’estremo ricorso a controlli preventivi, o anche successivi, dovuti alla necessità del datore di lavoro di proteggere l’impresa da comportamenti di dipendenti tenuti al dì fuori dell’ambito di applicazione dei rapporti di lavoro (ad es.: rubare). Da una prima lettura della normativa ci sembrano confermati nel loro impianto generale, ma è importante ribadire a tutti che il ricorso a tale pratica deve essere adeguatamente soppesato.

A cura di Aldo Agostini

Corsivo a cura di Prevenzione Rapine e Furti

 

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Pubblicato il: 18 settembre 2015 alle 1:52 am

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